Gli insegnanti in Italia: meriti e problematiche

Si è celebrata il 5 ottobre la Giornata mondiale degli insegnanti. Google ha dedicato loro un doodle, la ministra Azzolina ha evidenziato le grandi difficoltà che la categoria sta fronteggiando dall’inizio dell’emergenza Covid. Su Facebook ha scritto: “Durante la pandemia gli insegnanti sono stati capaci di trovare soluzioni didattiche innovative durante la crisi. In queste settimane i docenti hanno un compito altrettanto importante, quello di supportare ragazze e ragazzi nel rispetto delle regole. Questo ci consentirà di stare a scuola in sicurezza. I dati ci dicono che, ancora una volta, stanno facendo un ottimo lavoro. Grazie a loro ed insieme a loro stiamo affrontando questo periodo difficile, e insieme progetteremo, guardando oltre questa crisi, la scuola del futuro.”

Anche il presidente dell’Unicef Italia Francesco Samengo ha commentato le sfide che stanno affrontando gli insegnanti del nostro Paese. “Durante questo periodo, gli insegnanti hanno fatto di tutto per dare riconoscimento a un diritto fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti: il diritto ad apprendere.”

Gli insegnanti italiani, finalmente tra i migliori al mondo...

È di pochi giorni fa la notizia che, per la prima volta in sei edizioni, c’è un professore italiano tra i dieci finalisti del Global Teacher Prize, la competizione internazionale creata dalla Varkey Foundation in collaborazione con l’Unesco. Il premio in palio è un milione di dollari da spendere in progetti per la scuola. Ad arrivare tra i dieci migliori professori del mondo, in una gara che ha visto partecipare oltre dodicimila insegnanti da 140 Paesi, è Carlo Mazzone, docente di informatica a Benevento.

Un docente preparato e motivato, che alla Repubblica ha confidato: “Vorrei usare quei soldi per aiutare gli studenti a diventare imprenditori di loro stessi, per combattere l'abbandono scolastico che al sud è drammatico. Perché per ogni ragazzo che abbandona gli studi, si perde un pezzo di futuro.”

...ma anche tra i meno pagati

Quelli dei docenti italiani sono tra gli stipendi più bassi d’Europa. Lo evidenzia “Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2018/19” che mette a confronto quarantadue sistemi educativi. Sebbene la retribuzione media, che va dai 22 ai 28mila euro annui, sia in linea con quella di Francia, Malta, Portogallo e Regno Unito, è la possibilità di un incremento che ci rende il fanalino di coda d’Europa. Se in altre nazioni europee si può sperare in un incremento salariale modesto sin dai primi quindici anni di servizio, gli insegnati italiani possono aumentare del 50% il proprio stipendio solo dopo 35 anni di carriera.

Sugli stipendi degli insegnanti era intervenuto il CCNL Istruzione e Ricerca entrato in vigore nel 2018, con l’intento di colmare il gap con l’Europa. Il risultato? Gli aumenti di stipendio effettivi si sono rivelati troppo esigui per riuscire ad equiparare le retribuzioni italiane con quelle del resto d’Europa.


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